Psicoterapia: Esperienze Personali di Approcci e Benefici

Mi rendo conto che nella vita non possiamo sapere tutto, per questo intendo mettere da subito le mani avanti, cercando di fare almeno un paio di premesse.

Per prima cosa non conosco tutti i tipi di approcci psicoterapeutici.

Ma cosa intendo esattamente con questo?

Conoscere un tipo di psicoterapia, per me vuol dire averla provata sulla propria persona.

Come seconda cosa, non sono uno psicoterapeuta, o almeno non ho ancora, sto terminando il mio percorso di specializzazione.

Al momento sono uno Psicologo, laureato, iscritto all’albo, e lavoro come libero professionista.

Come psicologo posso fare tante cose come ad esempio consulenza e supporto psicologico, test di psicodiagnostica, nel mio caso, in passato, mi sono dedicato molto alle diagnosi di DSA per adulti.

Nel mio piccolo mi sono fatto un’idea di cosa vuol dire una Psicoterapia.

Anzi, mi posso vantare del fatto di essermi sottoposto, con mio sommo piacere, ad almeno tre approcci psicoterapici.

Parlerò solo di quelli a cui mi sono sottoposto.

Inizio con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, la più blasonata ed osannata negli ultimi tempi, in effetti funziona abbastanza bene, ma non cosi in profondità.

A me è servita molto, quando ho sofferto di ansia e attacchi di panico.

Il principio su cui si basa la psicoterapia cognitivo comportamentale è molto mentale, infatti si basa sui pensieri.

Alle emozioni non viene dato molto spazio, certo questo dipende anche dal tipo di psicoterapeuta a cui sei di fronte, però in sintesi il lavoro sulle emozioni è simile ad un etichettamento, e sono la base da cui partire per arrivare ai pensieri scatenanti.

Dove c’è un’emozione, c’è un pensiero che la provoca, ma non basta che sia un pensiero qualunque, dev’essere un pensiero che provoca un’emozione, forte a tal punto, da diventare disfunzionale.

Per disfunzionale si intende un’emozione di un’intensità tale per cui ti senti rapito, e non riesci a vivere la tua vita in modo sereno.

Lo scopo della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale è appunto di individuare questi pensieri disfunzionali, e metterli in discussione seguendo un piano di realtà.

Lo so, forse la spiegazione è un po troppo sintetica e semplicistica per chi è del mestiere, ma può essere sufficiente per decidere se intraprenderla o meno.

A mio parere, la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, funziona molto bene per i pazienti alle prime esperienze con una Psicoterapia.

A volte affrontare emozioni molto forti non è facile, ed il paziente non si sente pronto a viverle davanti al terapeuta.

La psicoterapia cognitivo comportamentale, ti permette di entrare nelle emozioni attraverso i pensieri, un pò più easy, non dover affrontare il dramma di petto.

Oggi va molto di moda, in quanto la società richiede molto l’uso della testa, di stereotipi, un’epoca molto materialista e consumista, quindi la persona è molto più abituata a risolvere i problemi con i farmaci o con la testa, sopratutto i giovani.

Un’altra psicoterapia che ho provato su me stesso è la Psicoterapia ad orientamento Gestaltico e Analitico Transazionale.

Che paroloni!

Mi è servita molto, è si basa sulle conversazioni che avvengono dentro di noi.

Spesso ci giudichiamo, siamo troppo rigidi con noi stessi, o ancora ci rendiamo conto di essere troppo superficiali e di non prendere mai le cose sul serio.

Oppure siamo troppo seri e responsabili e non riusciamo a divertirci.

I dialoghi interni possono essere: “prima il dovere poi il piacere; non devo mangiare troppo altrimenti ingrasso; devo essere competente altrimenti gli altri mi giudicheranno male” questi tipi di dialoghi interiori fanno riferimento al genitore interiore, cioè il modello di genitore che abbiamo avuto e che abbiamo introiettato dentro di noi.

È normale che ci sia un dialogo genitoriale interiore, e serve a mettere delle regole e dei limiti, ma che non diventi l’unica e sola comunicazione interna, altrimenti ci ritroveremo sempre frustrati e arrabbiati per non riuscire a rispettare tutte le regole, e non riuscire nemmeno a prenderci attimi di divertimento.

Diversamente ci sono persone che appaiono molto superficiali, che non si prendono responsabilità, il dialogo interno potrebbe essere “voglio fare come mi pare; voglio tutto quello che mi piace; mi piace solo scherzare e divertirmi.”

In questo caso è il bambino interiore che parla, come prima, è importante che ognuno di noi abbia una voce di bambino interiore, ma che non diventi l’unico e solo dialogo, altrimenti, appunto come dei bambini, non riusciremo mai a concludere niente nella vita, oppure ad ottenere relazioni comunicative sane.

O ancora persone con un atteggiamento troppo serioso “è giusto tutto quello che penso; so tutto io; so io come risolvere i problemi.”

In questo caso è l’adulto interiore che parla, una figura interiore molto importante, ma che spesso diventa l’unica via per sentirsi vivi, quindi si tende a prendersi più responsabilità di quanto possibile, si tende a farsi carico anche dei problemi degli altri, e non si lascia spazio alla diversità.

Lo scop dell’Analisi Transazionale, è quello di portare un equilibrio dentro di noi, che ti consente di avere tutte e tre le figure “Bambino; Genitore e Adulto”, in egual misura, solo in questo modo si può avere una relazione con se stessi e con gli altri, dinamica e fluida.

Per la serie “c’è un momento per scherzare, un momento per pensare alle cose serie, ed un momento per stabilire delle regole.”

Entrambi i tipi di psicoterapie descritti sopra mi sono stati utili.

La prima per Ansia e Attacchi di Panico; la seconda per difficoltà nelle relazioni.

Il motivo del passaggio dalla psicoterapia cognitivo comportamentale alla Analitico transazionale, è stato perché non mi sono sentito “ascoltato profondamente”.

Sentivo che c’era una profonda parte di me che non aveva ascolto nella terapia cognitivo comportamentale, per questo motivo ho cercato un approccio diverso.

Nell’approccio analitico transazionale, mi sono sentito più accolto nella sfera emotiva, ma mai come nella Psicoterapia Umanistico Bioenergetica, l’indirizzo psicoterapeutico che ho scelto come approccio definitivo per il mio lavoro.

Attualmente 12 febbraio 2025, sono al secondo anno della scuola, e mi sento a casa.

La definirei la scuola dell’essere autentico, dove le anime si incontrano senza infrastrutture.

Ho scelto questo approccio perché mi ha consentito di conoscere i miei lati oscuri, le mie paure.

Ognuno di noi deve, o dovrebbe, affrontare i propri demoni, ma non è facile, infatti io ci sono arrivato a 42 anni.

È un approccio molto intenso, ma essendo appunto Umanista, c’è un grandissimo rispetto per la persona e per i suoi tempi, nessuno viene forzato a fare qualcosa, vengono semplicemente offerte delle opportunità.

La bionergetica consente di sbloccare emozioni che sono stagnanti nel nostro profondo e di tirarle fuori una volta per tutte, conoscerle, viverle e trasformarle in nuova energia e nuova vita.

Quale approccio ti consiglio?

Se sei alle prima armi, e non sei mai stato da uno psicologo, ti consiglio un approccio soft come quello cognitivo comportamentale.

Se ti piace un approccio più strong, sai già cosa devi fare.

Nel mio approcci con i pazienti, mi capita spesso di utilizzare qualche strumento dei tre approcci, è qualcosa che avviene spontaneamente, perché la psicoterapia ti cambia, e il cambiamento personale diventa il punto di partenza per il cambiamento di chi ti sta di fronte.

Non esitare a contattarmi su whatsapp al numero 3480019600, ricevo online tramite videochiamata Google Meet, in tutta italia (e nel mondo).

Fera Benedetto